giovedì 10 settembre 2015

La strada fino a qui di... Lisa Laffi

Buongiorno amici di blog!
Quest'oggi vi vado a presentare un libro fresco fresco di uscita, un romanzo storico la cui trama mi ha subito affascinato e che sono curiosa di leggere. Sto parlando di "Il Serpente e la Rosa" di Lisa Laffi, autrice che ama la storia così come si è scoperta ad amare la scrittura.

Titolo: Il serpente e la rosa
Autore: Lisa Laffi
Editore: I Doni Delle Muse
ISBN: 978-88-99167-12-7
Pagine: 330
Prezzo: 14 euro

Sinossi: Quando Bianca Riario è costretta ad abbandonare Roma per ritirarsi nella residenza di Forlì, è ormai rassegnata a un ruolo di secondo piano all’ombra della madre, Caterina Sforza.
Guidata dallo storico Leone Cobelli, apprenderà tuttavia la complessità delle relazioni politiche che coinvolgono la sua famiglia, fino a comprendere il tradimento che si sta consumando ai danni del Serpente degli Sforza e della Rosa dei Riario.
Unico indizio nelle sue mani, alcune quartine dal significato oscuro che parlano di complotti, in anni in cui è sempre più difficile distinguere alleati e nemici. Tra congiure e lotte per mantenere il potere, Bianca e Caterina tengono tra le mani le sorti della Romagna anche quando ogni speranza sembra vana.


Nota dell'autrice 

Non ricordo il momento preciso in cui ho scoperto il personaggio di Bianca, ma ricordo che ogni volta che sentivo parlare di Caterina Sforza pensavo anche a lei, chiedendomi come potesse essere stata la sua vita accanto a una donna come la “Tigre della Romagna”.
Il loro è stato sicuramente un rapporto particolare perché la contessa di Imola e Forlì ha spesso anteposto il suo ruolo politico a quello di madre.
Si tramanda che Caterina abbia detto, alla fine della sua esistenza: «Se io potessi scrivere tutto, farei stupire il mondo».

È stato quasi naturale per me, cinquecento anni dopo, raccogliere l’ultima provocazione di Caterina e scrivere la sua vita, guardandola attraverso gli occhi di una testimone d’eccezione come sua figlia. Adoro studiare le donne del passato, il loro posto nella società e la loro lotta per il potere. Più cercavo notizie su Bianca, più mi pareva il tipo di personaggio che amo in modo particolare: una donna che è trascurata o negata dalla storia tradizionale, ma che può essere riscoperta mettendo assieme tanti piccoli pezzetti dell’enorme puzzle di cui fa parte.

Per quanto gli episodi narrati nel romanzo possano sembrare eccezionali, sono rimasta quanto più possibile aderente alla realtà storica. Gli incontri di Caterina e Bianca con Leonardo da Vinci o con Niccolò Machiavelli sono avvenuti davvero, le battaglie combattute contro la peste e contro il Valentino ci sono state e anche la storia del messaggio affidato al cronachista Leone Cobelli da un misterioso frate è storicamente provata. Mi sono limitata a dare loro spessore.







Dopo questa breve introduzione che la stessa Lisa ci ha fornito del suo romanzo, vi inviterei a leggere l'intervista che segue dove l'autrice ci racconta qualcosa di sé e dell'opera. 

Ciao Lisa e benvenuta nel mio piccolo angolino virtuale. Per rompere il ghiaccio che ne dici di raccontarmi qualcosa di te? Oltre alla scrittura e ai libri, di cosa ti occupi nella vita?

Ciao Alessandra, prima di tutto grazie mille per l’ospitalità nel tuo angolino virtuale. La mia vita è un po’ complicata, ma te la posso sintetizzare così: sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali e fino ai 23 anni mi sono occupata di archeologia. Per sette anni sono stata redattrice del settimanale di Imola, Il Nuovo Diario Messaggero, e dal 2011 insegno Lettere alle medie. Sono entrata di ruolo a 29 anni e, un po’ per quello un po’ perché ho sempre fatto mestieri che adoro, mi sento molto fortunata.

A settembre uscirà in libreria il tuo primo romanzo “Il Serpente e la Rosa”, un romanzo storico che immagino avrà richiesto parecchie ricerche. La passione per la storia dunque segue di pari passo quella per la scrittura?

Amo la storia e, in particolare, studiare la vita delle donne del passato. Più cercavo notizie su Bianca Riario, la protagonista de “Il serpente e la rosa” più mi pareva il tipo di personaggio perfetto per un romanzo: una donna che è trascurata o negata dalla storia tradizionale, ma che può essere scoperta mettendo assieme tanti piccoli pezzetti dell’enorme puzzle di cui fa parte.

Quando hai iniziato a scrivere, quando si è accesa per la prima volta in te l'ispirazione, il voler raccontare una storia e permettere ai lettori di leggerla?

So che sembra strano, ma fino a un anno fa non avevo mai scritto nulla che non fosse un articolo o un saggio. Mai un racconto. Mai un romanzo. Durante la giornata i miei piccoli (due e cinque anni) mi lasciavano solo due ore libere, quelle del loro riposino, e io le destinavo, tra le altre cose, al sito di un’associazione di volontariato che si occupa di Siria e che, per prima, ha capito le potenzialità positive di Facebook. Ogni singolo oggetto che raccoglievamo in Italia veniva donato in Siria e la foto documentava in tempo reale che gli aiuti erano andati a buon fine. Una volta che questo impegno è venuto meno, sono riuscita a inserire in quelle due ore, accanto alle correzione dei compiti dei miei ragazzi e alle lezioni da preparare per il giorno dopo, la stesura del romanzo. In sei mesi l’ho terminato.

Tornando al libro: le protagoniste del tuo romanzo sono protagoniste di tutto rispetto, e sono Bianca Riario e Caterina Sforza. Quando nasce l'interesse per queste due figure storiche e per questo particolare periodo storico? E a quale delle due ti senti maggiormente legata?

Durante gli anni dell’università guadagnavo qualche soldo facendo laboratori e visite guidate nella Rocca di Imola e in quel luogo era impossibile non farsi catturare dalla storia affascinante di Caterina Sforza. Bianca l’ho scoperta dopo, ma mi ha colpita subito. Mi chiedevo come fosse stata la sua vita accanto a una figura forte e potente come sua madre. Sono due donne diverse e nel romanzo non mancano, tra loro, le divergenze. Caterina ama la guerra, la politica, mette al primo posto il suo governo a discapito della famiglia. Bianca, invece, l’ho trovata molto simile a me. È più fragile e timida, dà valore agli affetti, è innamorata dell’arte. Che diventa la terza protagonista del romanzo. Attorno alla vicenda, infatti, ruotano tre quadri, ci sono gli incontri di madre e figlia con Leonardo Da Vinci e ho sposato la teoria che vuole che la Gioconda altri non sia che la stessa Caterina Sforza.

Quali sono i temi trattati nel libro?

L’amore per la patria, la lealtà nei confronti della propria famiglia, il rimpianto. E poi c’è questa lotta tra guerra e arte, che si concluderà solo nelle ultime pagine.

So che hai fatto numerose ricerche sul mondo dell'editoria prima di approdare alla tua prima pubblicazione. Che idea ti sei fatta di questo mondo complesso e sempre in continua evoluzione?

Fino a un anno fa non avevo idea di come funzionasse il mondo dell’editoria. Un giorno di dicembre mi sono imbattuta nel sito “Writer’s Dream” e solo allora ho saputo dell’esistenza di case editrici a pagamento, a doppio binario e free. Io volevo una di quest’ultime e per fortuna a marzo ho trovato I Doni delle Muse, che ha creduto e investito totalmente nel mio progetto.

Prima di firmare con “I Doni delle Muse” hai pensato di pubblicare in self, sfruttando le numerose piattaforme presenti nel web, come fanno la maggior parte degli autori oggi?

Ci ho pensato, ma due elementi mi hanno convinto a tentare la ricerca di una casa editrice. Volevo che il mio romanzo fosse selezionato da persone competenti, perché “ogni scaraffone è bello a mamma sua” e io non sapevo se il mio romanzo davvero valesse. E soprattutto, mi interessava un editing professionale e con “I Doni delle Muse” l’ho avuto.

A proposito di self publishing: leggi o hai mai letto autori autopubblicati? Se sì, quali?

In questo periodo devo ammettere che il tempo per leggere tra lavoro, volontariato, scrittura e bambini a casa da scuola scarseggia, ma questo inverno conto di leggere libri autopubblicati. Attraverso il gruppo Facebook “Io leggo il romanzo storico” ho conosciuto tante autrici che hanno seguito questa strada e voglio leggere presto le loro opere.

Domanda classica che non può mancare: quale è il tuo libro preferito, quello che rileggeresti più e più volte?

La domanda classica è la più difficile dell’intervista! Faccio fatica a scegliere un solo libro. Adoro tutta l’epica classica, i libri della Austen, ma anche quelli più commerciali come “Il cavaliere d’inverno”. Amo “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, ma anche “La parte dell’altro” di Schmitt. Il denominatore comune di opere tanto diverse è sicuramente la storia.

Per concludere volevo chiederti a quale progetto stai lavorando attualmente. Hai un nuovo romanzo in cantiere?

Mi piacciono le sfide e quindi, quando ho finito il romanzo storico “Il serpente e la rosa”, ho subito pensato che il romanzo successivo sarebbe stato qualcosa di diverso. Sta nascendo un thriller. Un ruolo di primo piano lo gioca ancora l’arte e la protagonista si chiama Artemisia Gentileschi, come la grande pittrice del 1600, ma più di questo non dirò.

Ti faccio un grosso in bocca al lupo per questo tuo esordio di tutto rispetto e spero in futuro di poterti ospitare ancora nel mio blog.

Crepi il lupo e grazie di cuore per avermi dato questa opportunità nel tuo bellissimo blog.



Io rinnovo il mio in bocca al lupo a questa autrice così appassionata di Storia e di storie. E se volete saperne di più vi rimando al suo Blog che trovate QUI .
Vi lascio con un estratto dal libro.
Un saluto a Lisa e un saluto a tutti voi, amici di blog!


Quegli occhi screziati d’oro non mi abbandonano un istante. Sembrano seguirmi lungo tutta la stanza, studiano ogni mia mossa e paiono in grado di leggere nel mio animo. Il collo della donna che mi osserva malinconica è lungo, elegante e mi ricorda quello di uno dei cigni del nostro giardino, ma sono le mani ad attirare la mia attenzione. Sono bianche, le dita lunghe e affusolate stringono una rosa. Una rosa canina. Per un attimo mi sembra che emani profumo, ma non è possibile.
Chi l’ha creata era un genio, ma non era Dio. La rosa e i gelsomini sono un’illusione sulla tela, così come la donna che li stringe dolcemente tra le dita. Sono il simbolo di un’epoca che sta scomparendo. Mi avvicino a piccoli passi e le tocco il volto. «Hai davvero mantenuto la tua promessa» sussurro. La donna mi guarda. Non può sentirmi o forse sa che non sto parlando a lei, ma a qualcuno che ormai non può più udirmi. «Pensavo che tu non potessi morire mai, ma eri un uomo. Gli uomini diventano polvere e tu non fai eccezione. Sarà grazie alla tua arte che tu e io vivremo per sempre».
Continuo a fissare il quadro, tocco le pennellate invisibili con una mano mentre con l’altra non riesco a evitare di accartocciare la lettera che mi è appena arrivata dalla Francia. Quando il messaggero mi ha comunicato che proveniva da Amboise non ho capito immediatamente, ma mi è bastato scorgere la calligrafia di Salai per iniziare a tremare.
«Cattive notizie da Milano?». La voce di Costanza, la maggiore delle mie figlie, mi riscuote. Tra le sue mani stringe rose canine e gelsomini. Come la donna del quadro. La somiglianza tra le due è grande, se non per il sorriso.
«No, piccola mia. Non da Milano, ma da Amboise, in Francia».
Il suo sguardo interrogativo lascia il posto a un’occhiata malinconica. Se non avesse appena posto i fiori in un vaso accanto al quadro e vestisse abiti fiorentini, sarebbe identica alla dama che ci osserva in silenzio dall’alto.
«Siete voi, vero?» chiede con voce pacata. Sta cercando di infondermi una tranquillità che ho perso da quando ho ricevuto quella maledetta lettera. «A volte, quando siete assente, mi siedo qui davanti a lei e le parlo. Le somigliate così tanto e mi sembra così viva che mi pare di essere davvero con voi. È come se foste tra questo mondo e l’altro. L’uomo che l’ha realizzata era a un passo da Dio».
«Ora è lì con lui e il mondo ha probabilmente perso il più grande pittore di tutti i tempi. Questa tela è opera del maestro Leonardo. Sei giorni fa è morto in Francia, alla corte di re Francesco, l’ultimo signore che ha saputo capirne la grandezza».
«Leonardo?». I suoi grandi occhi mi guardano sorpresi. «Voi conoscevate il grande Leonardo? Mi volete far credere che vi fece dono di un suo quadro?». La pacatezza nella voce di Costanza è scomparsa. In pochi istanti riconosco la sua curiosità e il suo desiderio di avere risposte.
«Mi regalò questo quadro, sì, e anche molto di più».
«Cosa?» chiede incuriosita.
Non rispondo, non ce la faccio. Mi guarda eccitata e piena di aspettative per qualche istante, poi, quando vede che nulla esce dalle mie labbra, inizia a toccare le mani lunghe, aggraziate e sottili della Dama. Così l’avevano sempre chiamata in famiglia i bambini, senza osare mai avvicinarsi. In quel momento, invece, Costanza sta sfiorando la rosa canina. Il simbolo dei Riario.
Non so nemmeno io perché lo faccio, ma le scosto bruscamente le dita dalla tela. «L’immortalità. Leonardo ha donato a me e a mia madre l’immortalità. E se vuoi sapere come due giovani donne, dopo avere perso un signoria, ricchezze e onori, conquistarono il dono più grande, devi solo chiedermelo e io te lo racconterò. Non c’è nulla che io non ricordi di quegli anni».
Costanza si siede a terra e sfodera il suo enigmatico sorriso. Lo stesso che vedevo sul volto di Caterina Sforza, mia madre, nei momenti più difficili della sua esistenza.
«Sono pronta, raccontatemi».

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