venerdì 2 novembre 2012

La strada fino a qui di....Jolanda Buccella

Buonasera amici di blog!
Qui da me la temperatura si è rifatta mite, e la pioggia ha dato una tregua...
L'autunno ci regala un pizzico dell'inverno che verrà..

Ma previsioni a parte, questa sera è con molto piacere che ospito nel blog l'autrice Jolanda Buccella e il suo libro Fortuna, il buco delle vite edito da Ciesse Edizioni. 

Titolo: Fortuna, il buco delle vite
Casa editrice:  Ciesse edizioni
Collana:  green
Data d'uscita: giugno 2012
Codice ISBN: 978 88 6660 0442
Codice ISBN e-book:  978 88 6600459

Inoltre sul sito della casa editrice www.ciessedizioni.it sono disponibili le prime venti pagine da leggere!





Sinossi: 


«La vita di Fortuna sta per finire, il Gran Generale che è il signore incontrastato del carcere in cui l’hanno sepolta da giorni senza un’accusa precisa, se non quella di aver cercato di aiutare centinaia di tutsi a fuggire verso le frontiere del Ruanda per sottrarli al carnaio che da mesi sconvolge il Paese, è venuto nella sua cella e con un’aria trionfale le ha dato la notizia che ormai si aspettava da giorni. E’ stanca di vivere, il suo cuore non ce la fa più a sopportare tutto quel dolore che in quarant’anni di vita lo ha sempre tenuto in ostaggio.
Il cuore vuole arrestare il suo ritmo impazzito e trovare la pace eterna, la sua testa invece terrorizzata dalla certezza che dopo la morte ci sia soltanto un buio senza speranza, vorrebbe rimanere attaccata a quella sopravvivenza insopportabile fino alla fine dei tempi. E’ venuto a prenderla un ragazzino per accompagnarla all’appuntamento decisivo della sua esistenza, anche lui è straniero perché ha la pelle trasparente e non sembra appartenere a quel gruppetto rozzo e ripugnante di soldati che le hanno rotto le ossa a forza di picchiarla per farle confessare i nomi dei suoi complici, perché è così delicato e lento nel trascinarla su di una vecchia sedia verso il patibolo… Così Fortuna ha come la sensazione che l’angelo dalla pelle candida come il volto della luna, voglia regalarle la possibilità di fare un bilancio delle sue tre esistenze. Sì è proprio così, lei è una donna che ha vissuto tre vite completamente diverse tra di loro. In realtà Fortuna non è mai stata una persona come tutte le altre, ad esempio quando venne al mondo in un lontanissimo e afoso giugno degli anni 50’ si ritrovò con un buco sulla schiena, un’invalidante malformazione alla colonna vertebrale che tutti avevano poi soprannominato il buco della vita.
Allora si chiamava J. Rizzuelli e la gente del suo paese la evitava come la peste, perché aveva paura della sua diversità che riteneva fosse opera del Maligno. Nonostante tutto J. era stata una bambina felice perché aveva trovato in sua nonna Umberta Prima una splendida complice e amica che la spingeva continuamente a cercare di superare i suoi limiti. In quel periodo le bastava avere accanto la nonna, per sentirsi invincibile e tenere testa a tutti i pregiudizi che la circondavano. Poi all’improvviso tutta quella forza e quel coraggio erano svaniti per sempre, con la morte della vecchia signora Rizzutelli. La scomparsa della donna rappresentò uno spartiacque nella vita della ragazzina che era appena entrata nell’età dell’adolescenza. Senza la nonna J. aveva la sensazione di non esistere a un certo punto si lasciò trascinare dalla corrente impetuosa della disperazione, che la portò a mortificare il suo corpo prima con dei digiuni spietati e poi con delle abbuffate senza controllo che la trasformarono radicalmente nel fisico e nell’anima. J. diventò una donna fragile e insicura, pronta a darsi per vinta al primo ostacolo e fu proprio un piccolo ostacolo, che però a lei sembrava insormontabile, a troncare per sempre la brillante carriera universitaria alla facoltà di Scienze Politiche di Salerno che aveva intrapreso subito dopo il liceo. La delusione fu talmente grande che decise di rintanarsi in casa e rompere i contatti con il resto del mondo. Poi un giorno arrivò una misteriosa telefonata che le diede l’input per reagire e fare un gesto folle. Fuggì nella capitale alla ricerca di una felicità che, in fondo, sentiva di meritare. Purtroppo l’unica cosa che Roma fu in grado di regalarle fu una nuova identità, Piccoletta la barbona.
La vita per strada era dura e sfiancante. Ogni giorno la donna era costretta a percorrere in lungo e in largo le strade della città alla ricerca di un po’ di cibo per sfamarsi e la notte doveva sempre stare vigile per difendersi da un mondo che, nel rifugio dell’oscurità, mostrava il suo lato più perverso. A volte, quando diventava tutto troppo insopportabile, Piccoletta invocava la morte, la supplicava di portarla via da un mondo che non aveva saputo far altro che regalarle sofferenza ma il destino aveva un piano diverso per lei e persino una nuova identità. Una fredda domenica mattina di gennaio Piccoletta incontrò in Piazza San Pietro una persona che segnò in modo definitivo il corso della sua storia. Un affascinante medico ruandese di nome Nadir che la aiutò a recuperare la sua dignità personale e un posto nella società. Così nacque Fortuna una donna assetata di normalità e affascinata dalla parola routine.
Ma J., Piccoletta, Fortuna la donna dalle mille identità diverse aveva un'anima travagliata, un'anima che non era destinata trovare la pace e che sapeva benissimo che tutta la serenità che era riuscita a conquistare era a tempo determinato... In poche settimane il suo piccolo mondo felice andò in frantumi e da Roma fu costretta a trasferirsi in Ruanda, a pochi giorni dall'inizio del genocidio dei tutsi del 1994. Fino a questo momento, il momento della sua condanna a morte.

Fortuna il buco delle vite è la prima fatica letteraria di una giovane autrice campana. La storia è ben scritta, la trama è complessa e appassionante, difficilmente il lettore troverà modo di annoiarsi. E’ un romanzo in continua evoluzione per le sue diverse ambientazioni geografiche e i suoi mille personaggi dalle caratteristiche ben evidenziate che fanno da cornice alla protagonista principale, una donna che nonostante l’accanirsi del destino, riesce a reinventarsi e a trasformarsi attraverso le diverse identità che assume durante il corso del racconto.»


Biografia dell'autrice:

Jolanda Buccella nasce a Oliveto Citra (SA) il 28 giugno del 1980 dopo aver frequentato il liceo linguistico di Campagna (SA) scopre la sua passione per la scrittura e la pittura. Attualmente vive a Milano per motivi di lavoro, ha una famiglia numerosa che adora ma lei è single per scelta degli altri, è un’accanita lettrice di romanzi latino americani, dipinge. quadri astratti per sfogare tutte le sue emozioni negative e nel tempo libero ama cucinare i piatti della sua terra, andare al cinema e seguire il calcio, essendo una tifosa sfegatata del Milan. Fortuna, il buco delle vite edito da Ciesse edizioni è il suo primo romanzo, con il quale spera di regalare ai lettori una parte delle emozioni che ha ricevuto lei scrivendolo.




L'intervista 



1) Ciao Jolanda e grazie per essere qui con noi! Nella tua biografia possiamo leggere già alcune informazioni, ma mi piacerebbe approfondire ancora di più la tua conoscenza. Ti va di parlarmi di te, e in modo particolare di come ti sei avvicinata alla scrittura?

Ciao Alessandra e grazie a te per avermi ospitata sul tuo blog. Allora che cosa ti posso raccontare di me? E’ sempre difficile raccontarsi, soprattutto quando si è molto timidi come lo sono io, ma ci proverò. Sono nata in un piccolo paesino della provincia di Salerno ma da qualche mese vivo da sola a Milano, una città che molti considerano fredda e anonima, ma per me è semplicemente fantastica perché ha mille cose da offrirti ogni giorno. Sono una divoratrice di lasagne e di dolci di ogni genere, libri e commedie sentimentali. Adoro dipingere, ho una passione fuori dal comune per i gioielli tanto che un giorno mi piacerebbe avere l’opportunità di disegnare una mia linea personale, tifo in modo sfegatato per il milan e sogno ancora di incontrare il principe azzurro. Ho cominciato ad amare la scrittura alle scuole elementari grazie alla mia favolosa maestra Lucia, una donnina fragile e delicata che purtroppo ora non c’è più ma che resterà per sempre una persona molto importante nella mia vita e da allora questa passione è cresciuta sempre di più fino a portarmi alla stesura del mio primo romanzo Fortuna, il buco delle vite edito dalla Ciesse edizioni di Padova.

2) Parliamo ora di letture: c'è un libro della letteratura classica o contemporanea che avresti voluto scrivere?

Wow, questa si che è una bella domanda. Ci sono decine di libri che avrei voluto scrivere ma per sintetizzare ti dico solo qualche titolo. Per quanto riguarda i classici: Cime Tempestose, Jane Eyre, Un uomo, L’amore ai tempi del colera, Il rosso e il nero e Madame Bovary. Per i moderni invece: Non ti muovere e Accabadora.

3) Fortuna, il buco delle vite è il tuo primo romanzo edito. Quali sono state le sue tappe di scrittura e a cosa ti sei ispirata per questa tua opera?

Fortuna, il buco delle vite è stato un viaggio lunghissimo, che è durato diversi anni. E’ stato difficile arrivare alla conclusione di questo romanzo e a volte ho persino pensato di abbandonarlo, poi il desiderio di raccontare questa donna che ha la caparbietà di lottare contro un destino che le è continuamente ostile ha avuto la meglio su tutto il resto. Fortuna, è frutto della mia fantasia non mi sono ispirata a vicende reali, tranne che nella terza parte quando racconto del genocidio dei tutsi dell’aprile del 1994, per quella parte mi sono dovuta documentare a lungo per non rischiare di scrivere cose inesatte.

4) Vorresti citare un passo significativo del romanzo e spiegare il motivo della tua scelta?

«Se qualcuno mi chiedesse che cos’è l’amore, io non saprei nemmeno che cosa rispondere» affermava lei con amarezza.

«L’amore ha talmente tante facce».

«Per te che cos’è?».


«Per me è quella tiepida brace, che lascia il fuoco devastante della passione. Un uomo e una donna che si amano veramente, sono come degli enormi alberi secolari che stanno uno accanto all’altro e si fanno ombra a vicenda nelle giornate più infuocate dell’estate, e si proteggono durante gli acquazzoni più forti e devastanti del freddo inverno. Due alberi secolari che hanno le radici così profondamente intrecciate, che abbatterne uno significa causare anche la morte dell’altro».

Questo brano è tratto dalla seconda vita della protagonista del mio romanzo, quando si chiama Piccoletta e vive da barbona per le strade di Roma. Qui ha da poco conosciuto Nadir, quello che poi diventerà il suo compagno, sta cominciando poco a poco a fidarsi della sua bontà d’anino e, forse, a provare dei sentimenti molto speciali a cui non sa dare un nome perché prima non ha mai conosciuto l’amore. Ho affidato a Nadir il mio concetto dell’amore, anche se non credo che oggi ci possa essere spazio per un amore destinato a vincere contro il logorio del tempo e a perdonare l’imperdonabile.

5) Quanto c'è di Jolanda in questo libro? Gli scrittori alle volte tendono a inserire dei propri pensieri o dei vissuti nelle pagine dei loro romanzi. E' stato così anche per te?

Credo che sia inevitabile che tra le pagine di Fortuna ci sia qualcosa di me, c’è l’indiganzione nei confronti di chi convive con il cancro del pregiudizio e rende un inferno la vita di chi concepisce diverso, la rabbia per un genocidio dimenticato dai media dei potenti e l’orgoglio di essere donna, perché noi donne siamo infinitamente coraggiose e abbiamo sempre la forza di rimetterci in piedi anche quando sembra che il mondo ci crolli addosso ed è proprio quello che farà la mia Fortuna fino alla fine della sua esistenza.

6) Cos'è la scrittura per te? Che rapporto hai con Lei e quanto tempo porta via alla tua vita?

La scrittura mi da la possibilità di lasciare questo mondo ed entrare in un’altra dimensione, una dimensione meravigliosa e che posso plasmare a mio piacimento, quando tutto ciò che mi circonda mi risulta particolarmente intollerabile. Io e la scrittura siamo delle ottime amiche e cerco di dedicarle tutto il tempo che mi è possibile, proprio come si fa con i migliori amici di una vita.

7) Attualmente stai lavorando a un altro libro? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho da poco ricominciato a scrivere, avevo bisogno di staccarmi in modo netto e definitivo da Fortuna anche per non correre il pericolo di contaminare i lavori successivi e rischiare di essere ripetitiva e noiosa, ma sono soltanto alle prime pagine e non lo so dove mi porterà questa nuova storia. Progetti per il futuro? Tanti. Per esempio vorrei aprire una piccola attività commerciale a Milano, che ormai è diventata la mia seconda città, per dare l’opportunità di lavorare a tutte quelle donne che fanno fatica a trovare spazio nel mondo del lavoro, perché magari a casa hanno marito e figli, ma per il momento è solo un progetto alla fase embrionale.


Ringrazio ancora Jolanda per essere stata ospite del mio blog e le faccio un grosso in bocca al lupo per tutto!

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