La strada fino a qui di... Sara Lanini

Oggi conosciamo la strada fino a qui di Sara Lanini. Un piccolo viaggio dietro le quinte per scoprire come nascono le sue storie e quali traguardi ha raggiunto.

Ti piacerebbe partecipare? Il modulo per le interviste è sempre aperto: trovi il modulo da compilare nelle pagine fisse in alto (Interviste). E se ti fa piacere iscriviti alla mia Newsletter mensile! Vi aspetto!



Come e quando ti sei avvicinata al tuo mondo creativo? C'è stato un momento preciso in cui hai capito che la scrittura sarebbe diventata una parte così fondamentale della tua vita?

Credo di essermi avvicinata al mio mondo creativo molto presto, ancora prima di capire davvero cosa fosse “creare”. Da bambina osservavo tantissimo: gli animali, i dettagli, le atmosfere, le persone. Mi colpivano più le sensazioni che gli eventi in sé, e penso che da lì sia nato tutto. Con il mio libro “Altra Specie” ho capito che per me la scrittura non è solo racconto, ma anche un modo di creare empatia, di fermarsi a guardare ciò che spesso viene ignorato, soprattutto nel rapporto con gli animali e con la sensibilità.

Raccontaci un po' del tuo "dietro le quinte". Qual è il tuo processo creativo tipico? Hai delle abitudini, delle routine o dei piccoli rituali che segui prima di metterti a scrivere o a creare?

Il mio processo creativo è molto istintivo e poco lineare. Le idee raramente arrivano in ordine: spesso nascono da immagini, dettagli, conversazioni, fotografie o sensazioni che rimangono lì per giorni, a volte per anni, prima di trovare una forma precisa. Non ho una routine rigida, anzi. Ho bisogno soprattutto di silenzio, atmosfera e di sentirmi emotivamente immersa in ciò che sto creando. A volte basta una frase appuntata al volo, una scena vista per strada o lo sguardo di un animale per far partire tutto il resto. Anche la componente visiva per me è molto importante: musica, cinema, colori e ricordi influenzano tantissimo il mio modo di scrivere. Spesso prima ancora di trovare le parole, percepisco un’immagine o un’emozione molto precisa. Più che seguire un metodo, cerco di ascoltare quello che sento senza forzarlo troppo. È un processo molto spontaneo, quasi una forma di dialogo continuo con ciò che mi colpisce emotivamente.

Nessuno crea nel vuoto; tutti abbiamo dei maestri o delle bussole. Quali sono gli autori, i libri o gli artisti che hanno influenzato maggiormente il tuo stile e il tuo immaginario?

Le mie influenze arrivano da mondi molto diversi tra loro, non solo dalla letteratura. Mi sento molto influenzata dalla musica, dal cinema, dall’arte visiva e da tutto ciò che riesce a creare atmosfera ed emozione. Tra gli autori che amo di più c’è sicuramente Bukowski, soprattutto per il suo modo diretto e umano di raccontare la realtà senza renderla artificiale o “abbellita” a tutti i costi. Un posto importante lo occupa anche Tiziano Terzani che, con grande semplicità, esponeva riflessioni molto profonde. Anche il cinema e la musica hanno avuto un impatto enorme sul mio immaginario. Madonna, Nirvana, David Bowie, certe estetiche anni ’80 e ’90, alcuni film molto emotivi e visivi, ma anche l’arte più istintiva e simbolica, come quella di Basquiat, ma anche quella di Thomas Saliot, Brian Viveros e molti altri. In generale credo di assorbire molto dalle immagini, dalle atmosfere e dalle sensazioni. A volte anche un dettaglio piccolo, una scena vista per strada o lo sguardo di un animale possono restarmi dentro quanto un libro.

Se dovessi scegliere una sola tua opera (un libro che hai pubblicato, un progetto specifico o una creazione a cui tieni particolarmente) per presentarti a un lettore che non ti conosce, quale sceglieresti e perché?

Sceglierei sicuramente “Altra Specie”, anche perché è il primo libro che ho pubblicato e quello che più mi rappresenta in questo momento. Dentro ci sono molte cose che fanno parte del mio modo di vedere il mondo: il rapporto con gli animali, la sensibilità verso ciò che spesso viene ignorato, ma anche l’idea che empatia e gentilezza non siano qualcosa di fragile o ingenuo. Più che un semplice progetto, per me è stato un modo per dare voce a pensieri e sensazioni che mi accompagnavano da tanto tempo, anche quando non avevano ancora una forma precisa.

Che rapporto hai con chi legge le tue storie o apprezza i tuoi lavori? Quanto incidono i feedback e le opinioni della tua community sulla tua motivazione e sulle tue opere future?

Ho un rapporto molto emotivo e sincero con chi legge quello che scrivo. Ancora oggi faccio fatica a pensare alle persone che leggono “Altra Specie” come a una vera e propria “community”, forse perché vivo tutto ancora con molto stupore e in modo spontaneo. La cosa che mi colpisce di più non sono tanto i complimenti in sé, ma quando qualcuno mi dice di essersi sentito toccato, compreso o portato a guardare certe cose in modo diverso. È lì che sento che la scrittura può creare davvero una connessione. I feedback per me contano molto, soprattutto quelli autentici e sentiti. Più che influenzare direttamente ciò che scriverò in futuro, mi aiutano a capire che certe sensibilità possono essere condivise e non restare solo qualcosa di personale.

Senza svelare troppi segreti, puoi darci qualche anticipazione sui tuoi progetti in corso? C'è un cantiere aperto a cui stai lavorando proprio adesso di cui vorresti parlarci?

In questo momento sto ancora vivendo molto intensamente il percorso di “Altra Specie”, che per me è nato in modo molto naturale e sta continuando a portarmi incontri, confronti e situazioni che non mi aspettavo. Più che avere un progetto già definito, sento di essere in una fase di ascolto e osservazione. Continuo a raccogliere immagini, pensieri e temi che mi stanno particolarmente a cuore, soprattutto legati agli animali, all’empatia e al modo in cui ci relazioniamo agli altri esseri viventi. Non so ancora quale forma prenderanno in futuro, ma credo che resteranno legati a questo tipo di sensibilità.

Non è sempre tutto facile quando si decide di condividere la propria creatività. Qual è stata la sfida o l'ostacolo più grande che hai incontrato nel tuo percorso editoriale o artistico, e come l'hai superato?

Decidere di pubblicare un libro significa esporsi. Ho superato questo ostacolo ricordando a me stessa il motivo profondo per cui ho iniziato a scrivere: prestare la voce a chi non ce l'ha. Sapere che queste pagine si uniscono al coro di chi difende i diritti e la dignità degli animali ha trasformato la vulnerabilità in una responsabilità e in un'urgenza etica a cui non potevo sottrarmi.