La strada fino a qui di... Sara Lanini
Oggi conosciamo la strada fino a qui di Sara Lanini. Un piccolo viaggio dietro le quinte per scoprire come nascono le sue storie e quali traguardi ha raggiunto.
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Come e quando ti sei avvicinata al tuo mondo creativo?
C'è stato un momento preciso in cui hai capito che la scrittura sarebbe
diventata una parte così fondamentale della tua vita?
Credo di essermi avvicinata al mio mondo creativo molto
presto, ancora prima di capire davvero cosa fosse “creare”. Da bambina
osservavo tantissimo: gli animali, i dettagli, le atmosfere, le persone. Mi
colpivano più le sensazioni che gli eventi in sé, e penso che da lì sia nato
tutto. Con il mio libro “Altra Specie” ho capito che per me la scrittura non è
solo racconto, ma anche un modo di creare empatia, di fermarsi a guardare ciò
che spesso viene ignorato, soprattutto nel rapporto con gli animali e con la
sensibilità.
Raccontaci un po' del tuo "dietro le quinte".
Qual è il tuo processo creativo tipico? Hai delle abitudini, delle routine o
dei piccoli rituali che segui prima di metterti a scrivere o a creare?
Il mio processo creativo è molto istintivo e poco lineare.
Le idee raramente arrivano in ordine: spesso nascono da immagini, dettagli,
conversazioni, fotografie o sensazioni che rimangono lì per giorni, a volte per
anni, prima di trovare una forma precisa. Non ho una routine rigida, anzi. Ho
bisogno soprattutto di silenzio, atmosfera e di sentirmi emotivamente immersa
in ciò che sto creando. A volte basta una frase appuntata al volo, una scena
vista per strada o lo sguardo di un animale per far partire tutto il resto.
Anche la componente visiva per me è molto importante: musica, cinema, colori e
ricordi influenzano tantissimo il mio modo di scrivere. Spesso prima ancora di
trovare le parole, percepisco un’immagine o un’emozione molto precisa. Più che
seguire un metodo, cerco di ascoltare quello che sento senza forzarlo troppo. È
un processo molto spontaneo, quasi una forma di dialogo continuo con ciò che mi
colpisce emotivamente.
Nessuno crea nel vuoto; tutti abbiamo dei maestri o delle
bussole. Quali sono gli autori, i libri o gli artisti che hanno influenzato
maggiormente il tuo stile e il tuo immaginario?
Le mie influenze arrivano da mondi molto diversi tra loro,
non solo dalla letteratura. Mi sento molto influenzata dalla musica, dal
cinema, dall’arte visiva e da tutto ciò che riesce a creare atmosfera ed
emozione. Tra gli autori che amo di più c’è sicuramente Bukowski, soprattutto
per il suo modo diretto e umano di raccontare la realtà senza renderla
artificiale o “abbellita” a tutti i costi. Un posto importante lo occupa anche
Tiziano Terzani che, con grande semplicità, esponeva riflessioni molto profonde.
Anche il cinema e la musica hanno avuto un impatto enorme sul mio immaginario.
Madonna, Nirvana, David Bowie, certe estetiche anni ’80 e ’90, alcuni film
molto emotivi e visivi, ma anche l’arte più istintiva e simbolica, come quella
di Basquiat, ma anche quella di Thomas Saliot, Brian Viveros e molti altri. In
generale credo di assorbire molto dalle immagini, dalle atmosfere e dalle
sensazioni. A volte anche un dettaglio piccolo, una scena vista per strada o lo
sguardo di un animale possono restarmi dentro quanto un libro.
Se dovessi scegliere una sola tua opera (un libro che hai
pubblicato, un progetto specifico o una creazione a cui tieni particolarmente)
per presentarti a un lettore che non ti conosce, quale sceglieresti e perché?
Sceglierei sicuramente “Altra Specie”, anche perché è il
primo libro che ho pubblicato e quello che più mi rappresenta in questo
momento. Dentro ci sono molte cose che fanno parte del mio modo di vedere il
mondo: il rapporto con gli animali, la sensibilità verso ciò che spesso viene
ignorato, ma anche l’idea che empatia e gentilezza non siano qualcosa di
fragile o ingenuo. Più che un semplice progetto, per me è stato un modo per
dare voce a pensieri e sensazioni che mi accompagnavano da tanto tempo, anche quando
non avevano ancora una forma precisa.
Che rapporto hai con chi legge le tue storie o apprezza i
tuoi lavori? Quanto incidono i feedback e le opinioni della tua community sulla
tua motivazione e sulle tue opere future?
Ho un rapporto molto emotivo e sincero con chi legge quello
che scrivo. Ancora oggi faccio fatica a pensare alle persone che leggono “Altra
Specie” come a una vera e propria “community”, forse perché vivo tutto ancora
con molto stupore e in modo spontaneo. La cosa che mi colpisce di più non sono
tanto i complimenti in sé, ma quando qualcuno mi dice di essersi sentito
toccato, compreso o portato a guardare certe cose in modo diverso. È lì che
sento che la scrittura può creare davvero una connessione. I feedback per me
contano molto, soprattutto quelli autentici e sentiti. Più che influenzare
direttamente ciò che scriverò in futuro, mi aiutano a capire che certe
sensibilità possono essere condivise e non restare solo qualcosa di personale.
Senza svelare troppi segreti, puoi darci qualche
anticipazione sui tuoi progetti in corso? C'è un cantiere aperto a cui stai
lavorando proprio adesso di cui vorresti parlarci?
In questo momento sto ancora vivendo molto intensamente il
percorso di “Altra Specie”, che per me è nato in modo molto naturale e sta
continuando a portarmi incontri, confronti e situazioni che non mi aspettavo.
Più che avere un progetto già definito, sento di essere in una fase di ascolto
e osservazione. Continuo a raccogliere immagini, pensieri e temi che mi stanno
particolarmente a cuore, soprattutto legati agli animali, all’empatia e al modo
in cui ci relazioniamo agli altri esseri viventi. Non so ancora quale forma
prenderanno in futuro, ma credo che resteranno legati a questo tipo di
sensibilità.
Non è sempre tutto facile quando si decide di condividere
la propria creatività. Qual è stata la sfida o l'ostacolo più grande che hai
incontrato nel tuo percorso editoriale o artistico, e come l'hai superato?
Decidere di pubblicare un libro significa esporsi. Ho
superato questo ostacolo ricordando a me stessa il motivo profondo per cui ho
iniziato a scrivere: prestare la voce a chi non ce l'ha. Sapere che queste
pagine si uniscono al coro di chi difende i diritti e la dignità degli animali
ha trasformato la vulnerabilità in una responsabilità e in un'urgenza etica a
cui non potevo sottrarmi.
