La strada fino a qui di Elisa Gentile

 


Ciao Elisa e benvenuta nel mio angolino virtuale. Voglio iniziare con una domanda di rito, come sono solita fare: chi è Elisa Gentile e cosa fa quando non scrive?

Ciao, Ale! È un piacere essere qui con te. Mi piace definire l’Elisa Gentile con la testa lontana dai libri come una persona normale, che fa una vita normale, alternata tra corse in metro, poppate e pannolini perché fa la babysitter e un’amorevole mamma per la sua Venere. Una donna semplicissima, insomma; donna, poi… una ragazza cresciuta!

Quando è avvenuto il tuo “richiamo” verso la scrittura? Quando hai scoperto che questa poteva essere una strada?

Sono nata con la penna in mano – mamma me lo ripete sempre! A scuola amavo scrivere temi, adoravo le lezioni di italiano ed ero iscritta a tutti i corsi di scrittura creativa. Ho scoperto che tutto poteva essere possibile quando trovai davvero tempo per me stessa, subito dopo un intervento che mi costrinse a letto. E menomale, dico ora.

Parliamo del tuo esordio e ripercorriamo un po’ tutte le tappe del tuo bellissimo percorso. I titoli che hai pubblicato sono moltissimi, ma come riassumeresti questi anni di scrittura e pubblicazioni? Quali sono state le tappe più salienti?

Be’, io darei semplicemente due nomi: Jayden e Selvaggia. Non sono solo i miei primi personaggi, ma anche le mie perle rare, il mio inizio, probabilmente saranno il mio gran finale. Ho scritto di loro ben sette anni fa, eppure è come se, strutturando ogni romanzo, io me li ritrovassi accanto, come il diavoletto e l’angioletto sulla mia spalla!

Scrittura e lettura vanno a braccetto. Quale è stato il libro che ti ha fatto conoscere l’amore per la scrittura? O anche un romanzo che hai letto e ti ha fatto pensare “questo libro avrei voluto scriverlo io”?

Non ci sono dubbi: “Il confine di un attimo”, di J.A. Redmerski. Se non l’hai mai letto, mia cara Ale, fallo! Quel libro è amore allo stato puro, è avventura, è tutto! Da lì ho capito cosa volessi fare: volevo essere la Redmerski, solo per pensare come lei.

Case editrici e self publishing. Ti va di raccontare un po’ i pro e i contro di queste due modalità di pubblicazione?

Ho scritto per la Newton Compton e ne vado così fiera! Essere stata scelta da loro è stato un sogno irrealizzabile che all’improvviso diventava realtà. Lavorare in una grossa casa editrice come quella mi ha dato tanto, anche e soprattutto come persona: ho capito cosa sia l’invidia, ahimè, e la cattiveria, ho capito come ci sia bisogno di tirare avanti a testa alta, senza abbassare gli occhi sui piccoli o grandi ostacoli che la gente ti piazza davanti. Per quanto riguarda il self… è il mio amore, la mia prima casa: sono tornata a lui perché lo volevo, e qui resto.

Come è cambiato il mondo editoriale dal tuo esordio avvenuto nel 2013?

È cambiato tantissimo. Noi vecchiette ci siamo fatte da sole, senza un vero pubblico a gridare sui social quanto ci amasse, siamo state sostenute dai nostri stessi sogni; le autrici di oggi possono contare su un passaparola senza precedenti, sono già avviate prima di cominciare e spesso, per questo, si bruciano in fretta.

Sei un’autrice letta e molto stimata. Quali sono i consigli che daresti a chi vuole intraprendere questa magnifica avventura?

Grazie! Mi è capitato tantissime volte di consigliare di restare con i piedi per terra: solo chi lo ha fatto è rimasto. C’è un aneddoto che mi piacerebbe raccontare: ero ai primi esordi, e nel paese dove vivevo con i miei, nel messinese, il sindaco e tutto il comune volle dedicarmi una giornata con la stampa. Parteciparono in tantissimi, e tra quelli ci fu una donna, una mamma che si avvicinò con la sua bambina. Io pensavo volessero semplicemente salutarmi, invece prima si presentò la madre dicendomi “Sei l’idolo di mia figlia”, poi toccò a lei che mi si lanciò addosso con tutto l’affetto che aveva. Ha cominciato a scrivere, proprio dopo quel nostro incontro, e so che sta studiando per diventare una giornalista. Incitarla è tutt’ora la mia soddisfazione più grande.

Torniamo alla lettura, da dove tutto nasce. Come possiamo invogliare le giovani generazioni ad abbandonare, anche per poco tempo, tablet e telefonini per prendere in mano un libro?

Credo sia impossibile… io stessa utilizzo poco il cartaceo e tanto l’elettronica, e mi capita troppo spesso di avere a che fare con bambini già avviati ai videogame anziché un buon pomeriggio di lettura. È frustrante, ma credo sia tutto al passo con i tempi: io passavo i miei pomeriggi a leggere, non tiravo mai su il naso dalle pagine e pagherei per tornare indietro.




C’è un’autrice contemporanea che reputi una sorta di modello da seguire o che leggi maggiormente?

A parte la Redmerski? Sicuramente la Crownover o la Penelope Douglas: amo il loro modo di scrivere, amo le loro descrizioni e il modo in cui sanno coinvolgerti già dalla prima parola.

Il tuo genere letterario è senz’altro il romance. Ma c’è un altro genere che vorresti affrontare in futuro?

Mi piacerebbe scrivere un giallo, anche se temo non ne sarei in grado. Non so stare lontana da una buona dose d’amore! Ma chissà, magari, un giorno…

A cosa stai lavorando in questo momento? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Tra pochi giorni saranno online dei restyling di romanzi già conosciuti – tasto dolente, non approfondiamo! – poi ho in stesura il quinto romanzo della serie Lovers e sto scrivendo due autoconclusivi che mi prendono parecchio. Una piccola chicca: uno è ambientato a Milano.