sabato 13 maggio 2017

La strada fino a qui di... Francesca Noto

Buongorno amici di blog e buon sabato!
Finalmente riapro le danze alle mie interviste nel blog. Era da tanto tempo che volevo farlo, da quando sono tornata su questi lidi. Chi mi conosce sa che non ho un buon rapporto con i social, a differenza di molte mie colleghe, ma per il mio piccolo angolo virtuale farò sempre e comunque un'eccezione. Ecco perché, finalmente, ho riaperto la rubrica "La strada fino a qui di...", ovvero le interviste agli autori che ho il piacere di conoscere sul web nel mio girovagare strano.

 Oggi, ospite nel blog, è Francesca Noto, autrice urban fantasy che è stata tanto gentile da rispondere alle mie domande. Bando alle chiacchiere scritte, andiamola subito a conoscere insieme.



Raido
Ciao Francesca, e benvenuta nel mio piccolo angolo virtuale. Per sciogliere il ghiaccio, e per conoscerci meglio, ti rivolgo una domanda di rito: chi è Francesca Noto e cosa fa nella vita?

Ciao, Alessandra, e grazie per la calda accoglienza! 😃 Okay, mi presento brevemente: Francesca “Franny” Noto è una traduttrice e una giornalista freelance, la mamma a tempo pieno di due splendide ragazze e una scrittrice per passione. Oltre che una nerd sfegatata, ci tengo a dirlo (per la serie, spu***niamoci subito! XD)

So che sei appassionata di scherma medievale, equitazione e videogiochi. Quanto hanno influito queste tue passioni nei tuoi scritti?

Molto, moltissimo! Basti pensare a quanto è importante Raido, lo stallone frisone occidentale che si rivela un “famiglio” fondamentale per i protagonisti del mio romanzo d’esordio, “Il segno della tempesta”, o al fatto che Sven, il protagonista maschile, ha avuto origini lontane come mio personaggio in un gioco di ruolo... La passione per la scherma medievale (e anche per le arti marziali) mi ha aiutato molto, d’altro canto, nelle descrizioni di scontri e combattimenti, e mi sta aiutando ancora di più nella stesura attuale del mio secondo romanzo.

Quando nasce la Francesca autrice e come si muove adesso nel mondo editoriale?

A dire il vero, ho sempre “giocato” a scrivere, da quando ero una bambina o poco più. La mia passione per la scrittura è nata e cresciuta insieme a quella per la lettura, e già da adolescente mi piaceva mettere per iscritto le storie che mi venivano in mente e mi raccontavo prima di addormentarmi. Solo che le scrivevo unicamente per me stessa, senza immaginare che un giorno una di quelle storie avrebbe avuto un pubblico più ampio. “Il segno della tempesta” è stato scritto nella sua prima stesura tra il 2000 e il 2006, e poi, pressoché completamente riscritto, è stato pubblicato da Astro Edizioni nel 2016. Una bella gestazione, insomma! 😃 Oggi, mi muovo più che altro per farmi conoscere un po’, e quindi, come si suol dire, “ci metto la faccia”, tra fiere di settore, firmacopie nelle librerie e tanta partecipazione sui social! 😃 La cosa più bella? Quando ti rendi conto che, con il messaggio che hai cercato di offrire, stai regalando un sorriso a qualcuno. Allora capisci che ne è valsa la pena, nel tuo “piccolo-piccolo” di esordiente in mezzo al mare magnum della narrativa.

Cover "Il segno della Tempesta"
Parliamo del tuo romanzo d'esordio “Il segno della tempesta”. Di cosa parla e quali temi affronti?

“Il segno della tempesta” è un urban fantasy, dunque ha un’ambientazione attuale con elementi fantastici, che io, in particolare, ho voluto trarre dalla mitologia norrena, da me particolarmente amata fin dall’adolescenza. La storia è quella di Lea, una giovane donna che ha sempre avuto un rapporto difficile con la propria capacità più notevole, una forte empatia. Soprattutto durante l’adolescenza, questa capacità è stata un peso e una maledizione, per lei, ma anni dopo si rende conto che l’equilibrio che ha cercato faticosamente di costruirsi intorno è una bugia, e che è un’altra la strada che dovrebbe seguire, lasciandosi guidare proprio da quella caratteristica di sé che più le fa paura e ha voluto sempre nascondere. Per questo, partirà per un viaggio in cui conoscerà un ragazzo senza passato, Sven, e con cui dovrà scoprire perché questo incontro non sembra casuale, e come fermare quella che potrebbe rivelarsi come un’imminente catastrofe. Mai sentito parlare del Ragnarok norreno? 😃 Elementi fantasy a parte, con questa storia cerco di dare un messaggio che nella mia vita è stato fondamentale: ognuno di noi ha dentro qualcosa di “speciale” che spesso ci fa paura, ma che invece dovremmo valorizzare, perché è proprio ciò che spesso ci condurrà a raggiungere il nostro posto nel mondo, e di conseguenza la vera felicità.

Il genere del romanzo è, nello specifico, il fantasy. Questa scelta è dettata dal fatto che è il tuo genere preferito? Se sì, cosa è per te il fantasy e cosa rappresenta?

Sicuramente è uno dei miei generi preferiti, insieme alla fantascienza (in particolare il sottogenere del cyberpunk) e alle belle storie di vita e di formazione. Il fantasy, in particolare, per me rappresenta l’evasione, la sublimazione di certe simbologie e di certe emozioni del nostro inconscio. L’uomo non si accontenta della realtà, cerca qualcosa di più, colora il mondo di fantasia da quando esiste su questa Terra. E in fondo è questo, il fantasy: una rappresentazione più “colorita” e affascinante del nostro mondo. O almeno, così la vedo io, e così mi piace.

Mi sai dire quali sono tre elementi che non possono assolutamente mancare in un romanzo fantastico?

Un’ambientazione o un’idea originale o comunque intrigante, che tenga il lettore incollato alle pagine; coerenza negli elementi fantastici, così da dare un senso di “realtà nell’irrealtà”, aiutando la sospensione dell’incredulità nel lettore; e personaggi non stereotipati, né troppo eroici: qualcosa di umano serve sempre, o finiranno per diventarmi antipatici! 😃

Ci sono altri generi letterari ai quali pensi di poterti accostare in futuro?

Mi intrigano molto sia la fantascienza che il genere distopico!

Quale è il tuo libro preferito, quello che rileggeresti senza mai stancarti?

Ce ne sono diversi, ma per questa intervista scelgo lui: “Un ponte sull’eternità”, di Richard Bach. Per me è stato un romanzo fondamentale, a cui devo moltissimo, anche come insegnamento di vita. A proposito: è troppo tempo che non lo rileggo, devo rimediare!

C'è invece un romanzo che ti ha ispirato, un'opera (anche della letteratura classica) che ti ha insegnato qualcosa o che addirittura avresti voluto scrivere?

A parte il già citato “Un ponte sull’eternità”, hanno influenzato moltissimo il mio stile “Luce virtuale” di William Gibson, “It” di Stephen King, “Kitchen” di Banana Yoshimoto e, ultimamente, “Disegni di sangue” di Poppy Z. Brite, che ho avuto la fortuna di tradurre dall’inglese (l’originale si intitola “Drawing Blood”). La sua prosa è poetica e intensa e ti cattura in modo incredibile!

Consiglieresti tre titoli di autori italiani o stranieri che non possono mancare, secondo te, in una libreria?

A parte quelli che ho già citato? 😃 Vediamo, vado sui classici... “Il nome della rosa” di Umberto Eco, “Dracula” di Bram Stoker e un libro che probabilmente non conosce nessuno ma che ho amato incondizionatamente da ragazzina: “Il colle delle genziane”, un libro del 1964 della scrittrice inglese Elizabeth Goudge.

Gli scrittori e i social. Un tema oggi abbastanza controverso. Cosa mi vuoi dire a riguardo?

Come ogni strumento a nostra disposizione, secondo me i social possono essere di grande aiuto per un autore emergente, se usati correttamente, e ci aiutano a farci conoscere e a rafforzare la rete di lettori e quella di supporto tra i “piccoli scrittori”. Credo che però alzare polemiche sterili e “flame” inutili, costruirsi intorno un personaggio spocchioso che si crede il nuovo Martin o la nuova Rowling della situazione (ciaone!), o spammare a caso e con l’insistenza di un picchio rosso contro il tronco di una quercia NON siano usi corretti dei social network... 😃

Quali sono i tuoi progetti in cantiere? Stai scrivendo altri romanzi?

Al momento sto ultimando un secondo romanzo, che si intitolerà “I figli della tempesta”, ed è un sequel stand-alone (potrà essere letto senza dover leggere “Il segno della tempesta”, e viceversa) del mio romanzo d’esordio. Uscirà a ottobre, sempre per Astro Edizioni, e sarà un urban fantasy, ma con più attenzione al fantasy, e con due protagonisti adolescenti e maschili, Nathaniel e Winter (già li adoro e non vedo l’ora di scoprire cosa ne penserà chi leggerà la loro storia).

Come ti rapporti con i lettori? Ci sono dei complimenti, o delle critiche, che ti sono stati rivolti e che ti hanno fatto in qualche modo riflettere?

Per me chiunque mi dia fiducia e provi a dare una possibilità al mio libro è innanzitutto da ringraziare, perché in fondo sono agli inizi di questa avventura, e sono una traduttrice “prestata” alla scrittura, se vogliamo. Se poi il messaggio che ho cercato di dare offre un sorriso e una riflessione positiva a chi mi legge, sono felice e sento che ne è valsa la pena: quando è successo, è stato sempre bellissimo, per me. Apprezzo anche le critiche, purché siano motivate e costruttive: di sicuro aiutano a crescere e a lavorare meglio su eventuali nuovi progetti.

Grazie mille Francesca per essere stata qui con me. Ti faccio un grosso in bocca al lupo per il tuo lavoro. A presto!
Grazie a te, Alessandra, e... VIVA IL LUPO! 😃

Per saperne di più sull'autrice visitate la sua PAGINA FACEBOOK 



Grazie ancora a Francesca!
Per fare due chiacchiere con me e ricevere un'intervista basta mandare una semplice richiesta a questa mail paolonialessandra83@gmail.com 

Alla prossima, amici di blog!

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