lunedì 26 ottobre 2015

La strada fino a qui di... Irene Colabianchi

Buongiorno amici di blog e buon inizio settimana!
Quest'oggi ho il piacere di ospitare una giovanissima autrice, Irene Colabianchi, che ha risposto alle mie domande su di sé e sul suo esordio nel mondo della scrittura con il suo romanzo Failure to Queen del quale vi ho parlato QUI. Andiamo ora a conoscerla insieme.

Ciao Irene e benvenuta nel mio blog. Di te mi ha attirato la tua giovanissima età, sono sincera. Ma, così come faccio con gli altri autori, vorrei iniziare da una domanda classica: cosa fai nella vita quando non crei storie e quando non ti occupi della scrittura?

Ciao Alessandra e ciao a tutti, grazie mille per l’opportunità e ringrazio anche chi leggerà quest’intervista con l’intenzione di conoscermi meglio e, magari, avrà la curiosità di leggere anche il mio libro. Nella vita sono una studentessa di Liceo Artistico, proprio quello nel centro di Roma. Studio architettura, quindi penso a costruire case e palazzi, allenarmi con le prospettive e girare le rotelle dei compassi. Tutto qui, una normalissima ragazza che, nei momenti in cui non è impegnata a viaggiare con la mente, studia e frequenta gli amici del quartiere.

A proposito di scrittura: quando è nata in te questa passione?

La mia passione per la scrittura è nata l’estate del 2013. Avevo iniziato da poco a leggere romanzi YA Romantici e Fantasy e condividevo questo mio interesse con la mia migliore amica, che oggi è considerata la mia Musa. Insomma, tra un tuffo in piscina e giochi a carte sotto l’ombrellone, quella vacanza si è trasformata in quaderni e fogli pieni di idee e parole nate per emozionare. Ho iniziato per gioco, davvero, poi questa passione ha cominciato a perseguitarmi, in senso buono, sussurrandomi nuove idee.

Nonostante la tua giovane età hai deciso di pubblicare in self il tuo romanzo. Che idea ti sei fatta del mondo editoriale al quale ti sei appena affacciata? Sogni come ogni autore agli esordi di pubblicare un giorno con una casa editrice?

Il mondo editoriale è vastissimo, difficile e pericoloso, talvolta emozionante e spesso soddisfacente. Mi rendo conto che sarà un percorso lungo e tortuoso, soprattutto se mi chiamo Irene Colabianchi e desidero fortemente di poter far parte di una casa editrice in qualità di autore che fa il suo lavoro per passione. Quindi sì, mi piacerebbe moltissimo e… Ehi, se qualche editore curioso sta leggendo questa risposta, io sono qui!

Cosa ne pensano la tua famiglia e i tuoi amici di questa tua passione? Ti sostengono oppure cercano di dissuaderti magari mettendoti in guardia dai rischi o delle delusioni che un tale “mestiere” comporta?

Senza i miei genitori e i miei amici niente di tutto questo mondo che mi sono costruita avrebbe avuto almeno le fondamenta. Mi sostengono, sono disposti a tutto pur di vedermi felice. Nelle note dell’autrice, all’inizio del libro, racconto di come mia madre, mio padre, mia sorella e anche la scuola mi hanno aiutata ad intraprendere questo cammino. Sarei un’ ingrata se dicessi che ho fatto tutto da sola, sarebbe ingiusto!
Ci sono persone che ovviamente mi hanno ostacolato, ma quando hai un obiettivo preciso e vedi che la maggioranza ti spinge a portarlo al termine, devi seguire l’onda dei tuoi pensieri e lasciarti il mondo alle spalle.

Parliamo ora del tuo romanzo Failure to Queen. Quando hai iniziato a scriverlo? E quale è stata la scintilla, l'ispirazione, che ti ha spinto a mettere nero su bianco questa storia?

Il mio romanzo Failure to Queen inizia in un pomeriggio di aprile. Era un periodo in cui la scuola richiedeva molto meno impegno e avevo da poco inviato un altro romanzo a vari editori. Non ci speravo molto, ecco, ma qualcosa è sbocciato quel pomeriggio e senza pensarci ho preso un foglio e mi è venuto in mente l’uomo nero. Ovviamente vi starete chiedendo come abbia fatto così dal nulla, ma dietro c’è una lunga storia. Avevo intenzione di scrivere un romanzo sull’uomo nero da tempo, ma non mi era mai venuta l’idea giusta. Le scintille sono state un cartone animato e la mia passione per gli scacchi. Sì, proprio un cartone animato, Le cinque leggende, dove c’è Sandman e l’uomo nero che si combattono. Tra il mio desiderio di scrivere una nuova storia, mettermi in gioco e questo film, ho iniziato a buttare giù qualcosa. Da scarabocchi, disegni e appunti, ne è venuta fuori una storia.

Di cosa parla il libro? Quali temi e vicende troveranno i lettori al suo interno?

Il libro parla di una ragazza che ha la mia stessa età ed è anche uguale a me dal punto di vista interiore. Vive una vita normale come me, insieme al patrigno in una casa vicino al lago della cittadina di Colchester, in America. La sua vita inizia a complicarsi quando arriva Elliott, un ragazzo arrogante e narcisista che, apparentemente, ha la sua stessa età. Crystal, la protagonista del libro, dovrà cercare le risposte a diverse domande e dubbi, che la porteranno a scoprire un mondo dove l’Uomo Nero influenza la vita degli umani tramite i suoi seguaci, che sono i pezzi degli scacchi e fanno parte della Scacchiera Nera, quindi avremo cavalli, alfieri e torri. La ragazza viene a scoprire che proprio Elliott è uno dei tanti seguaci dell’Uomo Nero e che è piombato nella sua vita con un compito ben preciso. Tratta di paure, di come noi umani ci facciamo condizionare da ciò che ci fa più timore e spesso non riusciamo a superare le nostre incertezze e le nostre paure, ovviamente, ma narra anche di una storia d’amore che non sarebbe mai dovuta nascere tra due persone così diverse.

Ti sei fatta aiutare da qualcuno, magari un editor, nella stesura e nella pubblicazione?

Mi sono fatta aiutare da mia madre, solo lei. Non conosco editor, ho provato a cimentarmi con i pochi strumenti che avevo a disposizione.

In quanto autrice self, leggi autori self? Se sì quali libri e quali autori mi consiglieresti?

Non leggo libri self, sarò sincera, ma apprezzo moltissimo l’impegno che ognuno mette nella sua opera. Ed è anche grazie a tutti questi autori e alcuni in particolare che mi sono convinta ad intraprendere questo viaggio. Sia chiaro… Ho ancora molta paura, soprattutto perché non ho la sfera di cristallo e non posso prevedere cosa mi riserverà questa scelta.

Quali altri progetti e romanzi hai nel cassetto?

Sono ambiziosa, molto ambiziosa. Se vi invitassi nella mia stanza, il mio covo, potreste trovare una parete intera dove sono affissi fogli e cartelloni su cui ho elencato tutti i libri che vorrei scrivere, pubblicare in self o magari con un editore disposto ad accogliermi. Sono parecchi a dir la verità, tutti incentrati sulle mie esperienze personali, la mia infanzia, ciò che vedo ogni giorno e ognuno di esso contiene una love story.

Quale è l'ultimo libro che hai letto e quello che adesso ti aspetta sul comodino? (o nel lettore ebook)

L’ultimo libro che ho letto è stato Un amore oltre le stelle, mentre adesso sto leggendo Il primo amore sei tu, della casa editrice De Agostini che adoro soprattutto in questo periodo e su cui conto molto.

So che nella tua città, tutti ti chiamano “la scrittora”. Che effetto ti fa ogni volta?

La mia città è Roma, grandissima, quindi solo i miei amici e chi mi conosce bene e sa del mio ‘segreto’ mi chiama così. Quando mi chiamano con il mio soprannome i miei genitori sorrido sempre, anzi, rido, mentre se succede con altri arrossisco subito, divento un peperone dai piedi fino alla punta dei capelli e sorrido, mentre il mio cuore batte fortissimo. Una sensazione bella, anche quando cammino per strada penso ‘Ho pubblicato un libro da sola, non posso crederci’, ritrovandomi a sorridere. La sensazione è bellissima, tocchi le stelle e poi torni giù.

Ti ringrazio Irene per avermi fatto compagnia nel mio blog. Io spero di poterti ospitare ancora in futuro magari dopo la pubblicazione di un'altra opera.

Grazie per avermi ospitata ed auguro a tutti gli scrittori un fantastico percorso. Per chi avesse paura di fare il passo decisivo, non si tiri indietro, mai. Sono piccola, non capisco ancora bene questo mondo complicato, ma capisco benissimo che quando si ha una passione e la si vuole diffondere non bisogna mai soffocarla. E lo dico proprio io che non riesco mai a trovare la buona dose di fiducia in me stessa.

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