mercoledì 4 luglio 2012

La strada fino a qui di...Marco Siena

Oggi nel blog abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Marco Siena, autore del libro "Le Nove Stelle" edito dalla Butterfly Edizioni.
Libro tra l'altro da me letto e recensito nell'Atelier di una lettrice compulsiva .


Marco Siena, classe 1976, nasce e vive in provincia di Modena con la moglie Elisa e la piccola Eleonora Emilia. Oltre che a musicista metal mancato, è lettore e scrittore da sempre, scrivendo i primi racconti nell'ambiente dei giochi di ruolo. Da qualche anno, si occupa di distribuzione di prodotti per bar e tabaccherie, lavoro che trova ideale per trovare spunti per i suoi scritti. 
Ha partecipato ad alcune antologie con racconti horror e fantastici, e ha esordito con Le Nove Stelle per Butterfly Edizioni. Dallo scorso anno cura anche un blog, primadisvanire.it, dove occasionalmente regala ebook contenenti novelle. 




  
Benvenuto Marco nel blog che non a caso si chiama La mia strada fino a qui. Iniziamo con una domanda di rito: come ti sei accostato al mestiere della scrittura? Quando è nato il bisogno di mettere le tue storie su carta?

Grazie per l’ospitalità, Alessandra. Rispondere a questa domanda è piuttosto semplice. Ho iniziato a leggere e a scrivere in età prescolare, passando dai fumetti ai libri delle mie sorelle, molto più grandi di me. Mi piaceva molto anche la musica e disegnare, quindi si è trattato solo di scegliere la via che facesse per me. Dopo alcuni tentativi negli altri due settori, mi sono dedicato infine solo alla scrittura. È l’unica cosa che mi viene naturale e che posso fare da solo. Non sono adatto alle collaborazioni.

Vuoi raccontarci come è avvenuto l'incontro con la Butterfly Edizioni? 

 È successo forse per caso. Ho visto che un mio caro amico aveva appena messo il “mi piace” sulla pagina della casa editrice su Facebook e non ho potuto fare a meno di curiosare. Ero in cerca in quel periodo, di una casa editrice che mi convincesse, e vederne una così giovane, determinata e a pochi passi da casa mia, è stato un richiamo irresistibile.

 Le Nove Stelle. Come è nata l'idea di questo libro, e cosa si ritroveranno di fronte i lettori qualora decidessero di leggerlo? 

 Anni fa, e ora purtroppo la memoria inizia a ingannarmi, stavo ascoltando un cd di Loreena McKennitt. Una canzone in particolare continuava a girarmi in testa. L’ascoltavo e la riascoltavo. Imparai al testo a memoria e la canticchiavo anche in auto, immaginandomi la scena descritta. Due persone si incontravano su una spiaggia e ballavano, per poi doversi lasciare. Volevo ricreare in qualche modo quell’immagine e da lì ho buttato giù la prima scaletta. Per il lettore che inizierà il libro, consiglio di non rimanere spiazzato dall’inizio, che ritrae proprio questa scena, e non farsi ingannare dalla parvenza di “love story”, ma di continuare perché non tutto è quello che sembra. E in questo libro è proprio così.  

Chris è un personaggio tormentato, un personaggio che si vedrà costretto a fare delle scelte importanti per la sua esistenza. Quanto c'è di te in Chris?

Mi ritrovo poco in Chris. Di lui condivido solo alcune immagini o riflessioni che gli ho donato. Per il resto, io sono molto deciso e difficilmente mi faccio trascinare dagli altri o avvilire. Forse sai cos’abbiamo in comune? Che a volte la solitudine è l’unica via per lasciarci riflettere, quasi fosse una necessità.

Per il personaggio di Rusty ti sei ispirato a qualcuno di particolare?

Di Rusty potrei dirti che il suo mondo è un collage. Il suo albergo è descritto sulla falsariga di quello che frequentavo io al mare. Il nome è un omaggio a un locale del posto che ora non c’è più. Per il carattere e la fisicità invece, sono partito da zero, completamente.

Vuoi citarci un passo del libro che reputi importante e significativo per l'intera storia? 

 Certo. C’è un passo che abbiamo scelto io e il Compare, l’amico che mi segue nelle presentazioni, che facciamo leggere alle serate. Uno dei tanti, naturalmente, ma che spiega bene i toni del libro:
«Ehi Rusty», disse. 
«Ben trovato Nathan.» 
«Bevi qualcosa?» 
«Quello che hai preso tu. Volevo presentarti Chris, è un mio vecchio amico. Ha bisogno di un tatuaggio», disse Rusty. 
Chris capiva a metà quello che si dicevano i due, osservando il tatuaggio che terminava dietro l’orecchio destro di Nathan. Sotto le luci stroboscopiche sembrava entrasse e uscisse dal colletto della giacca, come un serpente, ma un attimo dopo tornava a essere solo un complicato arzigogolo tribale, di cui ignorava il significato e l’origine. 
«Con piacere. Che tipo?», chiese Nathan. 
«Vieni qua Chris. Ti vanno le nove stelle?» 

Parliamo ora di lettura. C'è un libro che consiglieresti ai lettori del blog? E quali sono in genere le tue letture i tuoi autori preferiti?

 Molto spesso ho consigliato di leggere tutto ciò che ha scritto Dickens. Ogni tanto ho provato spassionatamente a suggerire La Collina dei Conigli di Adams. Ora come ora, invece posso consigliare La Strada di McCarthy, una rivelazione. Da queste tre citazioni, puoi capire che la mia biblioteca è abbastanza eterogenea.  

Il paranormale e il mistero sono due generi che io personalmente adoro. Scriverai ancora opere di questo tipo oppure proverai a cimentarti in altri generi letterari?

Credo che rimarrò sul genere, o almeno in parte. Non posso farne a meno. Lo dico sempre anche a mia moglie: non potrei scrivere un storia senza un pizzico di paranormale. Ogni tanto è anche più di un pizzico.

A quando la tua prossima opera?

Ho ultimato mesi fa la revisione di Prima di Svanire, un romanzo sperimentale a cui tengo particolarmente. Spero di potervelo far leggere presto. Anche in questo c’è qualcosa di paranormale, ma sullo sfondo, quasi una presenza scomoda e non tangibile. E c’è anche dell’orrore, l’orrore dell’umanità però.

Per concludere una domanda personale: ti faresti mai tatuare le Nove Stelle sul braccio?

Ti confesso che non amo i tatuaggi. A 16 anni, se mia madre me lo avesse permesso, mi sarei riempito le braccia. Poi questa idea è sparita, lasciando solo la passione per i piercing. Potessi, ne avrei uno al sopracciglio e uno al naso. Purtroppo per questioni di lavoro, mi devo accontentare delle anelle ai lobi.

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