lunedì 25 giugno 2012

La strada fino a qui di....Adriana Pasetto

Per la rubrica "Interviste" oggi il blog ospita l'autrice del libro "Donne: come sopravvivere", Adriana Pasetto 


Benvenuta Adriana nel blog che non a caso si chiama “la mia strada fino a qui”. Vuoi raccontare ai lettori quando e come è iniziato il tuo “percorso letterario”?

Ciao Alessandra e grazie del benvenuto. Nella pratica il mio percorso è iniziato con la pubblicazione del mio primo libro “Ho bisogno di un tom tom” ad Ottobre 2011 ed è poi proseguito con la pubblicazione del mio secondo libro, ma in realtà il percorso è iniziato nel momento in cui ho imparato a scrivere ed ho compreso che riuscivo ad esprimermi meglio tramite una penna.

Il tuo libro “Donne: come sopravvivere” è una “una sorta di guida pratica dedicata in verità al mondo maschile”. Cosa ti ha spinta a scrivere un'opera di questo genere? C'è un motivo particolare? 

Credo sia nato dalla necessità che ho io per prima di ridere di tutto e tutti, anche se spesso questo mio lato caratteriale viene frainteso. Insomma, se già al mondo dobbiamo obbligatoriamente vivere con delle difficoltà e dei problemi perché non ridere di noi stesse? Da donna e da amante delle donne posso capire quanto per un uomo sia complicato comprendere la mente femminile e da qui nasce il mio sostegno, seppur ironico.

Quale messaggio hai voluto lanciare col tuo libro? 

Semplicemente vorrei che le persone, in generale e nel caso specifico le donne e coloro che tali si definiscono, sapessero ridere maggiormente di loro stesse e anche dei loro difetti. Nel libro parlo di “sopravvivenza” alla donna perché non sempre noi donne siamo comprensibili e spesso fuggiamo ad ogni logica.

Vorresti citare un passo o una frase significativa del tuo libro e spiegare la ragione della tua scelta? 

 "Noi donne siamo fatte così: rincorriamo se lasciate libere e scappiamo se messe in gabbia. L’intelligenza e la furbizia delle donne non potrà mai essere messa a paragone con quella degli uomini. Questo ormai mi sembra chiaro". E’ una parte del libro che ha sottolineato per me una lettrice e attendo molte altre sottolineature.

C'è qualche aneddoto legato al libro? Qualche episodio particolare che ti è accaduto durante la scrittura o dopo, durante la pubblicazione o la sua diffusione? 

 L’ho scritto in due periodi differenti, attendendo episodi che mi saltassero alla mente. Far divertire il lettore tramite un libro non è impresa facile come sembra, e come anche a me sembrava. Forse è più facile tradurre in scrittura il dolore che la gioia. Io seguo l’istinto, non scrivo per diventare “famosa”, e ad oggi i miei libri nel bene e nel male, anche durante la loro pubblicazioni, sono stati istintivi.

 Parliamo di lettura. C'è un libro che ti sentiresti di suggerire ai lettori del blog? E in generale quali letture preferisci? 

Non ho un genere letterario preferito, ho letto molto e di tutto un po’, anche se sostengo sempre che il mio libro preferito sia “I pilastri della Terra” di Ken Follet. Da un anno circa leggo solo opere di autori emergenti e ho difficoltà a scegliere un libro solo anche se opterei per “Ultimi quaranta secondi della fine della storia del mondo” di Stefano Santarsiere, semplicemente perché l’ho letto appena pubblicato e ha poi fatto molta strada. Attualmente sei impegnata in qualche altro progetto letterario? Quando riesco partecipo a qualche concorso, mentre promuovo il nuovo libro. Attendo l’ispirazione per il terzo.

Come sei approdata alla “Libro Aperto Edizioni”? Come è iniziata questa collaborazione? 

Avevo conosciuto il loro sito prima che diventassero una CE tramite social network e ho poi inviato a loro il manoscritto appena terminato. Ho ricevuto risposta in tempi brevi e, oltre alla gioia per la pubblicazione, mi hanno trasmesso voglia ed entusiasmo. Credo fermamente sia stata per me una grande fortuna: una casa editrice giovane che però mette sul mercato la propria volontà e si impegna con i suoi autori.

Questo è un blog di un emergente che si occupa di emergenti. C'è un suggerimento che vorresti dare a quelli che coltivano un sogno come il nostro? 

Suggerirei di scrivere per se stessi, per la propria passione o per la propria necessità, senza pensare a quanti lettori si avranno e mantenendo sempre una grande umiltà.

Per concludere: elencami almeno due motivi del perché un lettore dovrebbe leggere il tuo libro. 

Per divertirsi, per sorridere e, perché no, per imparare a vedersi tramite l’ironia di altri.

Ringrazio Adriana per averci fatto compagnia e vi ricordo che Qui  potete leggere l'incipit del suo libro.

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