venerdì 20 gennaio 2012


«Io non sono un poeta né un sognatore, ma posso provare a essere un angelo del Signore.»

Titolo: Angel
Autore: Anne Rice
Editore: Longanesi
Anno: 2011

Trama: Forse nemmeno lui ricorda più il suo vero nome, l'ha perso tanti anni fa insieme all'innocenza. Ora si fa chiamare Lucky the Fox, e il suo mestiere è assassinare su commissione. Un enorme dolore nel suo passato l'ha spinto su questa strada di disperazione, e uccidere è la sua sola missione. Ma in fondo al suo cuore è rimasto qualcosa del ragazzo che suonava divinamente il liuto e amava leggere Tommaso d'Aquino. E proprio il ricordo di quel che è stato e che avrebbe potuto essere manda in crisi Lucky the Fox, e lo spinge al suicidio. Ma proprio quando tutto sembra perduto, entra in scena Malachia, il suo angelo custode, che gli offre una seconda possibilità: viaggiare nel tempo e salvare un'esistenza perduta del passato...

Recensione: Se decidete di comprare e leggere Angel scordatevi la Rice di Lestat e delle Streghe Mayfair.
Angel appartiene a un nuovo ciclo narrativo (Songs of the Seraphim) nel quale protagonisti non sono più creature appartenenti all'oscurità ma al suo esatto contrario (come si evince chiaramente dal titolo). In questa era letteraria di vampiri demoni licantropi innamorati (e chi ne ha più ne metta) anche la Rice ha voluto dire la sua. E non posso far altro che ringraziarla. So che molti lettori sono rimasti delusi da questa sua “redenzione”: il salto dalle schiere dei dannati a quella dei serafini in fondo non è così breve.
Ma nel calderone di libri di amori dannati e impossibili tra creature angeliche o demoniache e ingenui e quasi irreali esseri umani, questa opera porta una ventata di aria fresca. Innanzitutto il protagonista esce fuori dagli schemi e anziché essere il solito adolescente con problemi legati alla sua età è un ragazzo segnato dalla vita, i cui forti dispiaceri lo hanno trasformato niente meno che in un serial killer abile e impeccabile.
Toby O'Dare, di indole chiaramente predisposta al bene, viene “sporcato” dalle azioni della sua famiglia (il padre era tutt'altro che un bravo poliziotto e la madre affogava nell'alcol anziché curarsi dei suoi figli quando restò vedova). Ma si sa, la vita tempra e nulla può un bravo maestro a confronto delle amare esperienze che l'esistenza ci mette davanti. E' così che l'angelo serafino Malchiah lo trova, mentre commette l'ennesimo delitto. Ma a Toby viene offerta la possibilità di redimersi attraverso una prova che dovrà superare aldilà dei secoli; l'angelo lo porterà nell'Inghilterra del XIII secolo dove dovrà difendere una famiglia ebrea da una pesante accusa di omicidio (la Rice affronta così il delicato tema religioso cristianesimo/ebraismo con acuta intelligenza, senza però screditare o entrare nei meriti né dell'uno né dell'altro).

Redenzione. La parola chiave del libro sulla quale verte l'intera opera. Può un assassino che ha spezzato molte vite essere perdonato, o anche solo sfiorato dallo sguardo di Dio? La Rice, e lasciatemi dire che concordo con lei, afferma che si può. Basta solo desiderarlo più di qualsiasi altra cosa. Ci si può elevare sempre dagli errori commessi, un uomo deve e può migliorarsi; e non sempre è necessario l'intervento divino in ciò (ammesso che davvero esista un Malchiah per tutti noi).
Così Tobia O'Dare diventa l'esempio umano da emulare, il riscatto al quale tutti aneliamo ma che pochi trovano davvero il coraggio di perseguire.


Consiglio la lettura non solo a chi crede davvero nell'esistenza degli angeli. La Rice non ci ha voluto donare un'opera sulla religione, sia chiaro. Ma con delicata compostezza e quelle immagini che solo una scrittrice come lei sa evocare, ci illustra il tema del riscatto umano. Datele una possibilità, anche voi che l'avete amata per le atmosfere goticheggianti delle sue precedenti e indimenticabili opere.

VOTO:

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